Settore agricolo: eccellenza e innovazione

13.06.2017 • Redazione ML

L’Agricoltura è un mercato di eccellenza nel panorama economico italiano e rappresenta il 15% del PIL nazionale. Considerando i dati presentati da Coldiretti in occasione di Expo 2015, l’Italia è leader mondiale per numero di prodotti ad elevato valore aggiunto: 272 prodotti Dop e Igp e 4.886 specialità tradizionali regionali, numeri che consentono la salvaguardia della biodiversità e l’affermazione della tradizione italiana nello scenario agroalimentare globale.

Sempre secondo Coldiretti, prima associazione in Agricoltura per diffusione e numero di iscritti, il settore è composto da circa 1,6 milioni di aziende (quasi il 30% del numero totale delle imprese), di cui oltre il 90% si tratta di ditte individuali e società di persone. Diversamente da quanto suggerito dalla numerosità di prodotti Dop e Igp, il mercato è molto frazionato e mediamente caratterizzato da uno scarso potere contrattuale nei confronti di player più a valle della filiera, spesso più dimensionati e strutturati.

La Politica Agricola Comunitaria

La continuità aziendale dei piccoli produttori è favorita dal supporto finanziario da parte dell’Unione Europea, per il tramite della Politica Agricola Comunitaria (PAC). Il capitolo di spesa relativo all’Agricoltura ha rappresentato per molti decenni una quota superiore al 50% del budget comunitario. Le ultime riforme hanno progressivamente ridotto l’incidenza della PAC nel bilancio dell’Unione, fino a raggiungere l’attuale quota pari a più del 30% sul totale della programmazione di spesa dell’Unione Europea.

La Politica Agricola Comunitaria (PAC) attuale, avviata nel 2014 e in vigore fino al 2020, rappresenta per l’Italia interventi complessivi per più di 40 miliardi in 7 anni, suddivisi tra interventi diretti a sostegno della redditività (primo pilastro, 23 miliardi circa) e finanziamenti a fondo perduto a fronte di progetti di investimento (secondo pilastro, Piani di Sviluppo Rurale – PSR).

La quota annuale di aiuti diretti è prevista in riduzione nell’arco dell’attuale riforma 2014-2020 (da 3,9 a 3,7 miliardi) e dal dibattito in corso tra la Commissione e gli Stati membri emergono ulteriori considerazioni a riduzione dell’intervento diretto europeo a supporto del fatturato delle aziende agricole. Si fa largo invece l’intenzione dell’UE, per il tramite del Fondo Europeo per gli Investimenti, di sostenere il settore con forme di garanzia a fronte di finanziamento da parte delle Banche, favorendo così l’erogazione di credito a beneficio delle aziende agricole.

Il credito alle imprese agricole

L’impiego delle banche a favore del settore primario ammonta a circa 44 miliardi di euro, il 5% del totale dei crediti in essere a favore delle imprese. Il 25% degli impieghi in credito agrario è costituito da forme tecniche con durata superiore ai 5 anni, le finalità più comuni di investimento riguardano la costruzione di fabbricati (5 miliardi) e l’acquisto di beni strumentali (4,4 miliardi).

Il 17% delle imprese dichiara di voler effettuare nuovi investimenti nei successivi 12 mesi, la percentuale sale al 30% se si considerano imprenditori con età inferiore ai 40 anni. Unito al trend di forte innovazione tecnologica che sta interessando il settore, soprattutto nell’ambito dell’ingegnerizzazione del ciclo produttivo, il fabbisogno di strumenti finanziari a supporto della crescita è molto elevato per le aziende agricole. Tuttavia la disponibilità di dati contabili e informazioni quantitative relativi alle aziende agricole è molto limitato per la maggioranza delle piccole realtà del settore, limitandone le possibilità di finanziamento da parte degli istituti di credito.

Aiuti comunitari diretti in diminuzione, innovazione tecnologica, esigenza di dati e informazioni integrate da criteri specialistici di valutazione del merito di credito, per migliorare l’accesso ai finanziamenti bancari delle imprese: il settore primario sta affrontando una fase di cambiamento significativa, che molto dipenderà da quanto incisive saranno le scelte dell’Europa per la prossima riforma della PAC. Anche di fronte ad una riforma meno penalizzante in termini di contributi diretti, l’Agricoltura ha bisogno di creare le condizioni per un maggiore sviluppo: dinamiche di aggregazione tramite forme societarie consortili o vere e proprie acquisizioni da parte delle aziende più virtuose sono già in atto e saranno importanti per migliorarne il posizionamento lungo la filiera.

Gli stessi imprenditori agricoli affermano che l’investimento in nuove tecnologie permetterà alle realtà del settore di rafforzarsi nei confronti di competitor e clienti ed affacciarsi alle dinamiche di cambiamento del mercato in una posizione di favore: investire e dotarsi di strumenti che migliorino la competitività della propria azienda per non rimanere fuori dal mercato.

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