Vino 4.0 – L’innovazione nella filiera vitivinicola

1.08.2017 • Redazione ML

In California, nelle Highlands di Santa Lucia, si coltivano Pinot Nero e Chardonnay in un’area estesa per migliaia di ettari. Nel corso di una passeggiata tra le vigne potreste avvertire improvvisamente un fruscio provenire da sopra le vostre teste. Un drone fende il vento sorvolando i filari, a caccia di informazioni sui grappoli d’uva. In tempo reale i dati raccolti confluiscono in un server per essere elaborati, l’enologo ed il personale addetto si precipitano a predisporre i macchinari per disperdere la giusta quantità di fertilizzante in uno specifico quadrante del terreno analizzato.

Non si tratta di uno scenario fantascientifico frutto della realtà virtuale. È l’esperienza vissuta dai visitatori della Hahn Estate Winery, 300 ettari di suolo statunitense coltivato a vite. L’azienda ha avviato una sperimentazione sull’utilizzo dei droni per il monitoraggio delle proprie vigne. L’utilizzo di tecnologia di precisione all’avanguardia è ormai un’opzione reale per cantine di tutto il mondo: l’elevato valore aggiunto della produzione vinicola ed il giro d’affari crescente generato dal settore, soprattutto in Italia, trainano lo sviluppo tecnologico e l’adozione di nuovi approcci ad una coltura molto particolare, delicata e per cui il mantenimento di elevati standard di qualità è un presupposto di business fondamentale.

Macchine di precisione, sensori, droni, etichette con incorporato un chip sono strumenti di raccolta dati importanti e sempre più diffusi. Il loro continuo aggiornamento consente ormai di gestire tutte le fasi di coltivazione, invecchiamento e distribuzione del vino. L’elaborazione di questi dati e l’interconnessione anche trasversale tra le realtà che partecipano alla stessa filiera è il nuovo obiettivo di questa era di innovazione 4.0. Ciò consente di monitorare costantemente la qualità del prodotto e migliorarne la tracciabilità, per tutelare i consumatori e mantenere gli stessi standard di prodotto su tutti i mercati di sbocco a livello globale.

Un ulteriore ambito di sviluppo di nuove tecnologie riguarda invece la genetica applicata alla coltura. Il dibattito sugli OGM, soprattutto in Italia, è aperto da tempo, il confronto sui rischi e sui vantaggi delle produzioni geneticamente modificate si sta però affievolendo, con maggiore apertura allo studio di nuove soluzioni. Ne deriva che alcune produzioni hanno già subito interventi per aumentare la resistenza agli agenti esterni (clima, parassiti, …) per ridurre i rischi legati alla coltivazione e stabilizzare i volumi. L’uva non è ancora stata interessata da questo fenomeno, ma i cambiamenti climatici e la crescita della domanda in tutto il mondo accrescono l’interesse e l’urgenza per lo studio di nuove colture più resistenti, con caratteristiche scelte per giungere ad un maggiore controllo in termini di valori chimici del prodotto finale.

Qualunque sia la scelta strategica della singola azienda, l’esposizione al mercato estero obbliga le imprese italiane a competere sia con realtà di Paesi dalla tradizione vinicola rinomata e consolidata sia con aziende di Paesi emergenti nel settore, desiderosi di imporsi sul mercato. L’agenda del Piano Industria 4.0 del MiSE promuove anche l’industria vinicola e può rappresentare un valido strumento di sostegno al trend straordinario di crescita dell’export per il vino italiano.

Le iniziative di sostegno pubblico sono diverse: fiscali (super e iper ammortamento), o sotto forma di aiuto a fondo perduto, in conto capitale o a copertura degli interessi del finanziamento.

Crescita della competitività, aumento dei volumi, copertura dei rischi e tutela del consumatore: sfide che richiedono all’azienda vitivinicola di oggi un continuo aggiornamento. Non solo per restare sul mercato o per crescere, ma per creare una propria identità. Un approccio distintivo che generi valore e renda riconoscibile l’elevata qualità di un prodotto ambasciatore del Made in Italy e del nostro territorio nel mondo.

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