Lo sviluppo sostenibile nell’industria chimica è possibile?

13.12.2019 • Antonella Cimagalli

Investire nello sviluppo sostenibile fa bene al pianeta, ma anche al fatturato. Le aziende dell’industria chimica che guardano alla green economy, infatti, hanno fatto registrare ricavi superiori rispetto a quelle che non si preoccupano della salvaguardia dell’ambiente. I dati emergono dal Rapporto annuale Responsible Care, il programma volontario dell’industria chimica mondiale, con il quale le imprese si impegnano da 25 anni a tutelare la sicurezza e lo sviluppo sostenibile. In Italia il progetto è coordinato da Federchimica, la Federazione nazionale dell’industria chimica, ed è adottato da 164 aziende del settore.

Le aziende chimiche credono nella sostenibilità

Investire seguendo l’ottica dello sviluppo sostenibile dunque, premia: nel biennio 2016-2018, infatti, le imprese del settore chimico sono cresciute del 4%, mentre quelle aderenti al programma del 4,5%. Il merito è anche del risparmio nell’impiego delle risorse, come il consumo di acqua. L’industria chimica, spiega il Rapporto, è già in linea con gli obiettivi fissati dall’Unione Europea sui cambiamenti climatici al 2020 e al 2030.

Rispetto al 1990, l’industria chimica ha:

  • ridotto i gas serra del 59%
  • migliorato l’efficienza energetica di oltre il 55%.

Ma non è tutto: le emissioni in atmosfera ed effluenti negli scarichi idrici si sono notevolmente ridotte, rispettivamente del 95% e del 77%. L’intero comparto chimico è impegnato da tempo a perseguire il modello dell’economia circolare, con un occhio di riguardo per lo sviluppo sostenibile. Il riciclo dei rifiuti, per esempio, è la prima modalità di smaltimento delle imprese chimiche, con una cifra che arriva al 24%. Si ricorre alle discariche solo nel 4,5% dei casi.

Mari e fiumi nel rispetto dello sviluppo sostenibile

Non manca l’attenzione alla gestione efficiente delle risorse idriche: lo scorso anno i consumi di acqua delle imprese aderenti al progetto Responsible Care sono stati pari a 1.396 milioni di metri cubi, in linea con i dati degli ultimi tre anni.

Rispetto al 2005 (primo anno di riferimento con numeri significativi e attendibili), la riduzione è stata di ben 740 milioni di metri cubi di acqua. Le fonti principali di approvvigionamento delle aziende chimiche che sostengono il progetto sono il mare (79,1%) e i fiumi (9,9%), le cui acqua vengono impiegate nel raffreddamento degli impianti. A differenza di quanto si potrebbe immaginare, l’utilizzo di queste fonti comporta un limitato impatto ambientale, in quanto la parte che non evapora durante il processo di raffreddamento – o che non viene rimessa in circolo negli impianti – ritorna in mare o nei fiumi. Sono importanti anche le cifre investite dall’industria chimica in sviluppo sostenibile: ogni anno le aziende del comparto spendono oltre il 2,5% del proprio fatturato e dedicano il 20% circa dei propri investimenti alla sicurezza, alla salute degli addetti al settore e all’ambiente.

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