Lo stato di salute delle PMI italiane nel 2019

8.01.2020 • Antonella Cimagalli

Fatturato in calo e fallimenti in salita per le piccole e medie imprese italiane che, per la prima volta dal 2013, hanno anche perso vitalità. La fotografia, non proprio confortante, sull’andamento delle PMI arriva dal Rapporto Cerved 2019, che ogni anno traccia un bilancio dello stato di salute delle nostre aziende. Un’analisi accurata per quello che riguarda bilanci, demografia, credito, debito commerciale e rischio default.

Dopo anni di lenta ma costante ripresa, i dati emersi indicano purtroppo un nuovo cambio di direzione. Di seguito le principali evidenze del Rapporto 2019.

  • Il rallentamento ha toccato un po’ tutti i settori, ad eccezione di quello delle costruzioni; dopo un periodo di forte stagnazione, il comparto ha fatto registrare una crescita più sostenuta rispetto all’andamento economico generale.
  • Il valore aggiunto è cresciuto del 4,1%, ma a ritmi più ridotti del costo del lavoro (+5,6%), con effetti negativi sulla produttività delle PMI.
  • Per la prima volta dal 2013, gli indici di redditività risultano in calo.
  • La riduzione della marginalità ha colpito maggiormente le medie imprese, le società agricole e quelle attive nell’industria, che tuttavia hanno mantenuto indici superiori a quelli osservati nel resto dell’economia.

 

Demografia d’impresa: nel 2019 diminuiscono le nuove PMI

Segnali di debolezza arrivano anche dai dati relativi alla demografia d’impresa delle PMI: dopo il balzo positivo del 2017 (+5,5%), nel 2018 il numero di aziende ha continuato a crescere (toccando quota 161mila) ma a ritmi più lenti (+2,9%). Nel primo semestre del 2019 il numero di nuove PMI è risultato invece in calo. Sono inoltre aumentati i fallimenti, in particolare nei settori industria e servizi. In crescita anche i ritardi e i tempi di pagamento dei fornitori.

PMI e investimenti: le aziende non rischiano

Lato investimenti la situazione risulta in stallo, ma non per mancanza di fondi. Secondo i numeri del Rapporto Cerved, le PMI classificate “sicure” o “solvibili” potrebbero finanziare investimenti per 133 miliardi di euro, senza compromettere il proprio profilo di rischio. Ulteriori risorse potrebbero derivare dall’uso adeguato delle nuove tecnologie, ma l’incertezza economica – anche a livello internazionale – frena le PMI, che preferiscono non rischiare. Nonostante quindi la congiuntura debole, le piccole e medie imprese italiane risultano solide, con ampi margini di investimento, ma le previsioni per il futuro non sono incoraggianti. Nei prossimi mesi le PMI continueranno a muoversi con estrema prudenza.

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