Agroalimentare e Covid-19: 5 punti per il food europeo

8.04.2020 • Silvia Creponi

L’attuale emergenza sanitaria legata al diffondersi del Covid-19 ha avuto un impatto significativo su diversi settori produttivi. Particolarmente complessa è la situazione della filiera agroalimentare, che rappresenta non solo un comparto essenziale secondo i recenti Decreti emanati dal Governo, ma anche un punto di forza del made in Italy.

Uno scenario dal quale scaturiscono diverse complessità. Oltre all’impatto negativo sul settore in sé – le perfomance registrate per il 2019 dal comparto Food&Wine erano decisamente positive prima dell’aggravarsi dell’emergenza – al centro della discussione rimane il tema della sicurezza dei lavoratori.

Agroalimentare 2019: performance positive prima dell’emergenza Covid-19

Il 2019 è stato un anno decisamente positivo per il comparto agroalimentare italiano: l’Istat ha infatti registrato un dato record per il fatturato estero, pari a 44,57 miliardi di euro con una crescita del 5,3% sul 2018.

Risultati decisamente in crescita ai quali hanno contribuito i principali prodotti del food&beverage italiano:

  • 6,43 miliardi di euro di esportazioni per uno dei prodotti italiani maggiormente amati oltreconfine, il vino, con un +3,2%;
  • la performance migliore la registra il comparto lattiero caseario, con un fatturato estero di oltre 3 miliardi e una crescita dell’11,2%;
  • +7,2% per la pasta (2,6miliardi), +11,7% per i prodotti da forno (2,33 miliardi);
  • buoni risultati anche per le conserve di pomodoro (1,66 miliardi, +5,5%) e i salumi (1,5 miliardi, +1,6%).

I principali cultori dell’agroalimentare italiano rimangono Germania, Francia e USA, seguiti da Giappone (che, grazie anche al recente accordo di libero scambio con i paesi Ue, nel 2019 è diventato il quinto mercato di riferimento per l’export italiano del food&wine), Russia e Cina.

Un trend positivo che già dall’inizio dell’anno si è scontrato con l’emergenza Covid-19. Nonostante molte aziende abbiano di fatto aumentato la produzione per far fronte alla domanda della grande distribuzione, i timori sul futuro del comparto rimangono. Uno scenario complicato ulteriormente dai blocchi alle frontiere: sono i ritardi alle importazioni delle materie prime a destare le principali preoccupazioni.

Linee comuni per la tutela dei lavoratori dell’agroalimentare

In questo contesto, temi cruciali sono la gestione e la tutela del capitale umano. L’intera filiera agroalimentare, comparto essenziale non solo per l’economia del Paese ma anche per il sostentamento dei cittadini, è fortemente sotto pressione.

Produttori, trasportatori, personale dei punti vendita, continuano a lavorare a pieno regime nonostante le restrizioni. Grazie al loro operato e a quello del comparto logistica, supermercati e negozi continuano ad essere riforniti con frequenza nonostante l’iniziale assalto agli scaffali.

La chiarezza è un punto fondamentale. Tutti i paesi devono dotarsi di regole trasparenti e condivise al fine di tutelare al meglio la sicurezza di chi lavora nel food&drink. FoodDrinkEurope, associazione che riunisce tutte le industrie alimentari europee, ha inviato un appello alla Commissione Europea elencando 5 punti critici in tal senso:

  1. Dare supporto alla forza lavoro del comparto agroalimentare. A causa delle restrizioni e della chiusura delle scuole, il comparto è a rischio carenza di manodopera. I lavoratori dell’agroalimentare si trovano quindi, più di altri, a lavorare in condizioni particolarmente difficili.
  2. Riconoscere l’intera filiera come essenziale. Sono necessarie linee guida comuni a livello europeo che definiscano come essenziali tutte le parti della filiera. Interpretazioni discordanti possono causare facilmente un blocco della catena produttiva.
  3. Sbloccare i colli di bottiglia nei trasporti. I controlli alle frontiere hanno comportato non pochi problemi e sostanziali ritardi. In tal senso, FoodDrinkEurope ha chiesto alla Commissione delle linee comuni oltre a una corsia privilegiata per alimenti e merci destinati al settore food.
  4. Dare supporto alle attività in difficoltà. Sono necessari interventi a favore di tutte quelle attività che, pur operando nel food, hanno dovuto chiudere a causa delle restrizioni per l’emergenza Covid-19. Luoghi come bar, ristoranti e pizzerie sono infatti stati chiusi in quanto luoghi di aggregazione.
  5. Facilitare il commercio internazionale. Anche i trasporti internazionali, così come quelli europei, stanno andando incontro a ritardi e blocchi. Un problema a doppio senso: oltre ai rallentamenti alle importazioni, un grosso problema è rappresentato dalla fornitura di materie prime, per le quali molti paesi europei dipendono dall’estero.
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