Agricoltura 4.0: le rilevazioni dell’Osservatorio SmartAgrifood

20.05.2020 • Beatrice Maurizi

L’interconnessione, la digitalizzazione e l’applicazione dell’Internet of Things per il controllo da remoto sono tra gli argomenti più discussi in un momento di emergenza per il tessuto imprenditoriale come quello che stiamo vivendo.

Il settore agroalimentare da diversi anni si interroga sull’applicazione delle nuove tecnologie nell’ambito del paradigma “Agricoltura 4.0”. Abbiamo scelto di approfondire questo argomento con il Professor Andrea Bacchetti, Direttore dell’Osservatorio SmartAgrifood, iniziativa di ricerca sviluppata attraverso la collaborazione tra l’Università di Brescia e il Politecnico di Milano.

Qual è lo stadio di sviluppo dell’Agricoltura 4.0 in Italia?

Come Osservatorio SmartAgrifood interroghiamo ogni anno, attraverso delle survey, tutti i provider e i fornitori di tecnologie per l’Agricoltura su quale sia la quota di fatturato generato esclusivamente da soluzioni 4.0.

Quella a cui stiamo assistendo è una rapida crescita: nel 2017 il mercato valeva all’incirca 100 milioni di euro, nel 2018 è cresciuto in maniera molto importante fino ad arrivare a 370 milioni. Nel corso del 2019 vi è stata un’ulteriore crescita del 22%, più moderata rispetto all’anno precedente, che ha portato questo mercato a valere circa 450 milioni di euro.

In senso assoluto parliamo del 5% circa del mercato mondiale, che si attesta tra i 7 e gli 8 miliardi di dollari l’anno. Confrontando questi dati con l’incidenza del nostro PIL a livello globale (1-2%), il peso dell’Agricoltura 4.0 è un dato certamente rilevante. In sintesi, si tratta di un mercato che sta crescendo e assumendo una sua rilevanza. Sarà interessante analizzare i dati 2020 per capire anche le eventuali conseguenze dell’emergenza sanitaria, anche se c’è da dire che in questo momento l’agroalimentare è uno dei settori meno impattati.

Inoltre, le imprese agricole che negli anni passati hanno investito in Agricoltura 4.0 oggi riferiscono di sperimentare minori criticità rispetto ad aziende non digitalizzate.

Con quali obiettivi le aziende agricole investono in soluzioni 4.0?

Quello che emerge da una nostra survey, che ha coinvolto circa 300 aziende agricole italiane con esperienza in ambito 4.0, è che:

  • Il beneficio principale è legato alla riduzione dell’utilizzo di input produttivi (acqua, concimi, fertilizzanti, fitofarmaci…) in quanto l’Agricoltura 4.0 consente di essere più precisi e tempestivi nell’identificare i bisogni delle colture. Questo consente di ridurre l’impiego di queste sostanze o concentrarne l’utilizzo in aree specifiche.
    Un esempio è l’irrigazione: grazie alle tecnologie 4.0 è possibile incrociare i livelli di umidità del terreno con la probabilità di precipitazioni nelle ore successive, supportando i processi decisionali. Soluzioni simili possono nel lungo termine incidere positivamente sull’abbattimento dei costi, sulla qualità dei prodotti e sulla sostenibilità delle coltivazioni.
  • Un altro degli obiettivi dell’impiego delle tecnologie 4.0 è la riduzione del tempo di impiego dei macchinari e del lavoro manuale. Se gli interventi sono mirati, anche le attività saranno minori o più veloci.
  • Ulteriore elemento importante è la riduzione del lavoro intellettuale, cioè l’importanza che gli strumenti di Agricoltura 4.0 rivestono come modalità di supporto alle decisioni, con un guadagno di tempo e di tempestività.

 

Quali sono le soluzioni preferite dalle imprese dell’Agricoltura 4.0 e le potenzialità ancora inespresse?

Analizzando il mercato e le vendite, i nostri risultati ci dicono che prevalgono tutte le soluzioni che hanno a che fare con la gestione del dato, con un ritorno del tema del supporto alle decisioni. Tra le tecnologie abilitanti più importanti troviamo la sensoristica IoT, grazie alla quale possiamo raccogliere una serie di dati conservabili su piattaforme cloud. Quello della piattaforma è uno dei nodi cruciali: è importante vi sia un ambiente comune che possa ospitare e possibilmente armonizzare dati diversi, che provengono da una pluralità fonti e che spesso hanno differenti formati. Il vero plus dell’Agricoltura 4.0 non si misura tanto sulla quantità di tecnologie impiegate, quanto sulla capacità di integrarle. Il rischio altrimenti è quello di mantenere dei “silos decisionali”.

Proprio qui risiedono il problema e le potenzialità inespresse di queste tecnologie: ogni provider rende smart le proprie soluzioni legate a una propria piattaforma o app dedicata. Se non vi è un’apertura verso ambienti più ampi, che possano accogliere i dati provenienti dalle diverse soluzioni, gran parte dei benefici dell’Agricoltura 4.0 rimarrà certamente inespressa. Lo stesso vale per i software di analisi dei dati.

Infine, tutti questi sistemi necessitano di connettività ed il problema infrastrutturale che caratterizza la nostra penisola è noto. Un elemento non secondario è poi legato alle competenze digitali, la cui mancanza è riferita dalle aziende agricole come principale ostacolo allo sviluppo di questi investimenti.

Quanto sono importanti le strategie di filiera nel processo di digitalizzazione dell’agricoltura?

Ad oggi nell’ambito del paradigma 4.0 le strategie di filiera contano ben poco, perché si tratta di investimenti spesso realizzati a monte, dagli attori della produzione agricola, che però difficilmente vengono riconosciuti dagli altri attori della filiera. Se assumiamo che queste aziende grazie all’Agricoltura 4.0 riescano a contenere i costi, ridurre gli sprechi, rendendo le produzioni più sostenibili, e migliorare la qualità dei propri prodotti, si fa davvero fatica a capire per quale motivo non si riesca a inserire investimenti di questo tipo nell’ambito di strategie di filiera.

Per noi è importante sensibilizzare gli attori che stanno più a valle della filiera perché, se disposti a riconoscere un plus alle aziende di produzione agricola 4.0, potrebbero davvero innescare un volano positivo che spingerebbe anche altre imprese a investire nella stessa direzione.

Abbiamo notato, invece, soluzioni di filiera su ambiti legati alla tracciabilità e rintracciabilità dei prodotti. In questo caso vi sono grandi attori della trasformazione e della grande distribuzione che innescano e guidano progetti di filiera, coinvolgendo le aziende agricole. Gli obiettivi in questo caso sono più legati alla trasparenza nella condivisione delle informazioni con il cliente finale o alla salvaguardia della sicurezza dei prodotti. Qui l’applicazione della Blockchain e della sensoristica IoT la fanno da padrone e le aziende si sentono incentivate a investirvi ricevendo spesso un riconoscimento (ad esempio un extraprice) da parte della filiera stessa.

Quali sono gli strumenti, pubblici o privati, che potrebbero favorire la trasformazione tecnologica?

L’agricoltura negli ultimi decenni è stato uno dei settori produttivi verso cui si sono rivolti maggiormente incentivi e agevolazioni di varia natura, sia a livello italiano che europeo. Il problema è però il concetto di digitalizzazione delle imprese agricole, che risulta ancora molto lontano da quello che è il paradigma dell’Agricoltura 4.0.

Spesso, infatti, si sente parlare di contributi a fondo perduto per l’apertura di un sito web, di un e-commerce o per dotarsi di un sistema informatico capace di realizzare attività di contabilità e controllo della propria impresa agricola. Nulla di più distante dagli investimenti di cui sopra. Inoltre, spesso manca un coordinamento a livello centrale nella distribuzione di questi incentivi, che crea disparità tra i diversi territori.

Sono necessari dunque un coordinamento e una reale conversione alle tecnologie 4.0: un tentativo è stato messo in atto recentemente con il Piano Transizione 4.0, a cui oggi possono accedere anche le aziende agricole, godendo di quello che da quest’anno è il credito d’imposta. Si tratta di una misura ampia a cui fino all’ultima modifica le aziende agricole non potevano accedere, poiché molte non presentano un bilancio fiscale a fine anno. Da qualche mese vi è stata un’estensione, ma con l’emergenza le adesioni saranno state presumibilmente basse. In ogni caso, per chi desidera farlo, ci sono i mezzi per investire in questa direzione anche nell’AgriFood.

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