Covid-19: 5 misure per ripensare la mobilità dopo l’emergenza

27.05.2020 • Beatrice Maurizi

“La ripartenza ha bisogno di soluzioni green innovative e coraggiose per la mobilità, non restituiteci le vecchie città.”

Poche parole che, dal punto di vista della mobilità e dei trasporti, segneranno l’epoca post Covid-19. Legambiente scrive ai sindaci delle città italiane e al presidente dell’Anci Antonio Decaro dettagliando in 5 punti il cambio di mentalità che il Paese dovrà affrontare per vincere la battaglia contro il Covid-19:

  • La sicurezza sui mezzi pubblici;
  • Biciclette e piste ciclabili dedicate;
  • La sharing mobility;
  • L’invito alla rottamazione delle auto più inquinanti, grazie anche ai bonus green;
  • Lo smart working, un nuovo modo di vivere il lavoro che proprio in queste settimane ha impattato in maniera significativa la quotidianità di aziende e lavoratori.

Proprio lo smart working è oggetto di una proposta, al momento sul tavolo del Governo, che porterebbe alla concessione di vantaggi fiscali per le aziende e i lavoratori che decideranno di puntare su lavoro agile e sul mobility management di comunità, anche dopo la fine dell’emergenza.

5 misure per ripensare la mobilità post Covid-19

Misure facilmente attuabili, che permetterebbero di cogliere l’opportunità, generatasi durante una situazione di emergenza globale, di dare una svolta green al mondo della mobilità. Alcune di queste misure erano già state concordate prima dell’avvento della pandemia: Legambiente ricorda, ad esempio, che nella Legge di Bilancio 2020 erano previsti fondi per 150 milioni di euro per il co-finanziamento di percorsi ciclabili urbani.

1 – Mezzi pubblici sì, ma in sicurezza

L’utilizzo dei mezzi pubblici rappresenta sicuramente un punto di attenzione importante. Molti cittadini, infatti, si sono interrogati sul rischio di contagio a bordo di autobus e metropolitane, a causa della difficoltà nel mantenere le distanze di sicurezza.

Con la fase 2 le città torneranno a popolarsi: per garantire la sicurezza dei cittadini, sarà necessario riprogrammare le corse e monitorare con attenzione i numeri sia all’interno dei mezzi che nelle stazioni. Come? Controlli più stringenti, l’introduzione di tornelli per contingentare gli ingressi e una sanificazione quotidiana di mezzi e ambienti.

2 – Più bici, più percorsi ciclabili

La bici è sicuramente il mezzo di trasporto che più di tutti può risolvere la preoccupazione legata alle distanze di sicurezza da mantenere per evitare il diffondersi del Covid-19. L’uso della bici, infatti, permette al ciclista la più completa autonomia.

Grazie anche alle piste ciclabili temporanee, indicate mediante l’utilizzo della segnaletica orizzontale e verticale, le città di domani potrebbero cambiare volto. Interventi a costo ridotto che potrebbero dare il via a una rivoluzione della mobilità: su due ruote e a trazione… umana.

3 – La sharing mobility in rampa di lancio

La sharing mobility si inserisce esattamente a metà tra il desiderio di possedere un’auto propria e la flessibilità dei mezzi pubblici, che consentono di spostarsi agevolmente da una parte all’altra della città.

Auto (meglio ancora se elettriche), bici, e-bike, scooter elettrici e monopattini: sono moltissime le possibilità offerte dalla sharing economy. I Comuni, anche quelli più piccoli, sono chiamati ad allargare i propri orizzonti e a stringere accordi per garantire a tutti i cittadini una mobilità sostenibile e sicura, anche grazie ai costanti interventi di sanificazione.

4 – Rottamare l’auto e scegliere la mobilità green

Il Decreto Clima approvato a dicembre 2019 – ben prima, quindi, dell’inizio dell’emergenza Covid-19 – ha messo in campo fondi per 75 milioni per il 2020 (e 180 milioni di euro per gli anni successivi) per aiutare le famiglie a passare alla mobilità sostenibile.

Si tratta di 1.500 euro destinati alle famiglie che rottamano una vecchia auto che non può più circolare (Euro3 o più inquinante) per acquistare abbonamenti, e-bike e sharing mobility. Questa misura permetterebbe a circa 250 mila famiglie italiane di dimezzare la spesa media per i trasporti che, secondo l’Istat, si aggira intorno ai 3.500 euro l’anno.

5 – Smart working: la miccia di una rivoluzione più grande

Lo Smart working, sperimentato da molte aziende e lavoratori durante la fase 1, potrebbe diventare la miccia di una rivoluzione di portata ben più ampia. I dati sul lavoro agile delle scorse settimane sono confortanti, ma c’è ancora molto da fare per trasformalo in una realtà consolidata.

Se lo smart working prendesse effettivamente piede, potrebbe contribuire sensibilmente a ridurre l’inquinamento: meno traffico e città più pulite. Per questo al vaglio del Governo l’ipotesi di premiare con vantaggi fiscali sia le aziende che i lavoratori che decideranno di puntare su soluzioni innovative di smart working e mobility management di comunità.

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