Blockchain: le strategie al vaglio del Mise

14.10.2020 • Antonella Cimagalli

Un piano nazionale per indirizzare, incentivare e supportare l’utilizzo della tecnologia blockchain da parte di imprese, pubblica amministrazione, ma anche dei cittadini. Per questo il Ministero dello Sviluppo Economico ha selezionato un gruppo di 30 esperti, che si sono riuniti per tracciare un quadro generale della situazione che riguarda la blockchain in Italia. Il documento, concluso il periodo di consultazione pubblica, che ha tenuto conto di idee e suggerimenti per la stesura finale, è in dirittura di arrivo.

In cosa consiste la blockchain?

Si tratta di una tecnologia (letteralmente “catena di blocchi”) che sfrutta le caratteristiche di una rete informatica di “nodi” – i computer – e che permette di aggiornare i dati in modo sicuro, grazie a un registro informatico che non risiede su un singolo server, ma su decine di migliaia di nodi. A differenza di un database tradizionale infatti, quando un documento viene inserito nella blockchain, quest’ultimo non può più essere modificato, a meno che non ci sia il consenso di tutti gli altri blocchi coinvolti. Questo tipo di tecnologia, aperta e condivisa, senza la necessità di una centrale unica di controllo e verifica, può essere applicata in molti campi differenti, soprattutto nel settore dell’imprenditoria. L’Italia infatti, si sta dimostrando all’avanguardia nell’utilizzo di questa tecnologia, (tra i primi dieci Paesi al mondo nel 2019 per progetti relativi alla blockchain) tanto che il Mise ha anche affidato all’Ocse (l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) uno studio per esaminare a che punto è la blockchain nel Belpaese, ma soprattutto che impatto sta avendo sulle imprese e come si può migliorarne l’utilizzo.

 

 

Quali obiettivi si pone il Mise con la blockchain?

Il documento sul quale il Ministero dello Sviluppo Economico sta lavorando, si prefigge diversi obiettivi:

  • dotare l’Italia di un quadro regolamentare competitivo nei confronti degli altri Paesi;
  • incrementare investimenti – pubblici e privati – nella blockchain/DLT (ovvero Distributed Ledger Technology) e nelle tecnologie correlate;
  • proporre campi applicativi della tecnologia, per indirizzare correttamente i possibili investimenti, in coerenza con i settori chiave dell’economia italiana;
  • migliorare efficienza ed efficacia nell’interazione con la pubblica amministrazione, tramite il principio “Once-Only” e della decentralizzazione;
  • favorire la cooperazione europea e internazionale, attraverso l’adozione della comune infrastruttura europea da parte dell’EBSI (European Blockchain Systems Infrastructure);
  • utilizzare la tecnologia per favorire la transizione verso modelli di economia circolare, in linea con l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile;
  • promuovere l’informazione e la consapevolezza della blockchain/DLT tra i cittadini.

Blockchain e PMI, cosa dice l’Ocse

L’Italia è il primo Paese europeo (e il secondo al mondo, dopo Israele) ad aver finanziato uno studio di questo tipo. Il nostro Paese ha tutte le carte in regola per giocare un ruolo da protagonista in questo mercato nascente, e stando ai numeri, destinato a crescere e a radicarsi. L’azienda che sceglie questo tipo di tecnologia, garantisce infatti una maggiore trasparenza verso il consumatore. Allo stesso tempo, la blockchain crea un sistema virtuoso per i marchi che così possono raggiungere alti standard di sostenibilità. Nel 2019, le aziende italiane hanno investito circa 30 milioni di euro in progetti, con un incremento del 100% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, secondo gli esperti dell’Ocse, c’è ancora molta strada da percorrere, soprattutto per quello che riguarda la regolamentazione e l’ancora complesso iter delle procedure amministrative.

 

 

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