Impatto ambientale e Business strategy: 6 linee guida

25.11.2020 • Beatrice Maurizi

Quale ruolo riveste l’impatto ambientale nella progettazione di un prodotto? Sono molti infatti gli elementi che si intrecciano all’interno di una strategia di business: dal desiderio di soddisfare il cliente, al bisogno di abbattere i costi o i tempi di produzione. In questo processo si inserisce però anche una nuova attenzione, anche dal punto di vista normativo, alla sostenibilità, l’80% degli impatti ambientali derivano, infatti, da scelte progettuali: questo ciò che emerge da “Economia Circolare – verso un nuovo paradigma produttivo”, la ricerca realizzata da TÜV Italia. Il rapporto sottolinea la necessità di un nuovo percorso che conduca ad un compromesso vincente tra crescita e sfruttamento del pianeta. Tra i dati più allarmanti vi sono:

  • la triplicazione dell’estrazione di materie prima negli ultimi 50 anni;
  • l’ipotesi di raddoppio dell’estrazione di risorse naturali entro il 2060;
  • il contributo di queste attività al 50% delle emissioni di gas ad effetto serra.

 

 

Le risposte all’impatto ambientale verso l’economia circolare

Già tra la fine del 2019 e la primavera 2020 muoveva i primi passi il Green Deal, un piano ambizioso di finanziamenti, progettato dalla Commissione Europea, per favorire un’economia più sostenibile. La pandemia Covid-19 ha poi portato ulteriormente in evidenza le fragilità del modello economico attuale, in questo contesto dunque l’economia circolare può essere la strada da seguire e da cui ripartire. Ecco le linee strategiche indicate dal white paper per ridurre l’impatto ambientale del nostro sistema produttivo:

  1. Privilegiare il riciclo rispetto al maggior valore. In quest’ottica ridurre l’impatto ambientale vuol dire progettare prodotti che integrino logiche di condivisione (riutilizzo, sharing) e di riciclo attraverso il ricondizionamento, la riproduzione o la riqualificazione.
  2. Spostare l’attenzione dal prodotto al servizio. Il focus del consumatore è l’utilizzo di un bene, pertanto vestiranno un ruolo sempre più importante servizi quali abbonamenti, leasing, noleggio, indipendentemente dal prodotto a cui si legano.
  3. Estendere la vita utile dei prodotti. Addio obsolescenza programmata, aumentare la vita utile di un bene vuol dire potenziare il suo utilizzo, anche da più utenti.
  4. Scegliere materiali circolari e salubri. La programmazione parte da materie prime resistenti, durevoli o facilmente riciclabili, prive di sostanze dannose per l’uomo o l’ambiente.
  5. Limitare via via i supporti, gli imballaggi, i componenti superflui è uno dei primi passi per attutire l’impatto ambientale.
  6. Progettare in modo da rendere più facile la modifica dei prodotti. Ciò implica una semplificazione della manutenzione, una maggiore possibilità di personalizzazione del prodotto e dunque la possibilità di un utilizzo più prolungato.

 

L’Italia, soffrendo da sempre la carenza di materie prime, ha sviluppato una certa attitudine culturale verso l’economia circolare. Inoltre, il nostro Paese si distingue al 2° posto nella graduatoria europea per il riciclo dei rifiuti urbani secondo il Rapporto sull’economia circolare in Italia del Circular Economy Network (Cen) ed Enea. Un primato che dimostra come la lotta all’impatto ambientale sia un tema già rilevante e che potrà ampliare la propria influenza su numerosi comparti della nostra economia.

 

 

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