In che modo una banca può fare finanza sostenibile?

4.02.2021 • Redazione ML

Sostenibilità, sviluppo e finanza sostenibile, alcuni termini che sentiamo citare dai media con sempre maggior frequenza. Ma conosciamo il loro significato?

La definizione di sviluppo sostenibile universalmente condivisa, risale al Rapporto Brundland del 1987: “Lo sviluppo sostenibile è quello sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri”.

Solitamente, quando parliamo di sostenibilità tendiamo ad associarla unicamente alla questione ambientale: il riscaldamento globale, lo scioglimento dei ghiacciai, l’inquinamento atmosferico e delle acque. In realtà, la sostenibilità si identifica in un modello economico consapevole che prende in considerazione sì l’ambiente, ma anche la dimensione economica e quella sociale.

L’Agenda 2030 dell’ONU per lo sviluppo sostenibile ha identificato 17 obiettivi (Sustainable Development Goals) che corrispondono alle tre dimensioni sopracitate: ambientale, economica e sociale.

Per il raggiungimento di questi obiettivi, un modello su tutti può esserci d’aiuto: la circular economy, un modello di produzione e consumo fondato sull’estensione del ciclo di vita dei prodotti, possibile grazie al riciclo di materiali e risorse.

Il ruolo delle banche nella finanza sostenibile

È chiaro dunque che la sostenibilità investa diversi ambiti, tra cui sta riscuotendo sempre maggior interesse quello della finanza.

L’ABI (Associazione Bancaria italiana) ha pubblicato un vademecum riguardante la finanza sostenibile. “Fare finanza sostenibile significa realizzare, accanto a un rendimento economico-finanziario, anche un vantaggio socialmente condiviso, grazie alla riduzione dei rischi ambientali e delle disuguaglianze.” Ciò significa fare investimenti tenendo conto non solo del ritorno economico, ma anche del valore che si può generare in termini ambientali e sociali.

Sono le banche ad essere in primis chiamate ad essere ambasciatrici della finanza sostenibile sono le banche, ma ciò può accadere solo in base ad alcuni requisiti quali:

  • ogni loro pratica aziendale deve porre attenzione ai consumi energetici, alla produzione dei rifiuti e al rapporto con i dipendenti.
  • la gestione del credito e dei risparmi dei clienti che deve essere orientata a privilegiare comportamenti e consumi sostenibili.
  • gli investimenti devono rispettare gli standard internazionali definiti dall’OCSE e dall’ONU.

Selezionare investimenti in linea con i principi definiti dalla finanza sostenibile implica dunque privilegiare gli emittenti più responsabili all’interno di un universo, una categoria, un settore o una classe di attivo, oppure concentrarsi su uno o più aspetti (ad esempio, i cambiamenti climatici, l’efficienza energetica, la salute); valorizzare il dialogo con l’impresa su questioni legate alla sostenibilità per influenzare positivamente i suoi comportamenti.

La modalità di gestione del credito e il microcredito sono alcuni strumenti di finanza sostenibile: la messa in atto di misure che favoriscono l’accesso al credito e il supporto di famiglie e imprese in difficoltà, permette di generare valore condiviso in un’ottica di lungo periodo.

Inoltre, il mondo bancario è impegnato nell’integrazione nella propria offerta di prodotti e servizi sostenibili, ad esempio prodotti di leasing dedicati al mondo della mobilità elettrica o di investimento come i fondi comuni ESG e le obbligazioni verdi.

 

 

Gli altri attori della finanza sostenibile

Oltre alle banche, la finanza sostenibile coinvolge anche altri soggetti: le imprese, gli operatori finanziari, intermediari che prestano consulenza in materia di investimenti ai clienti, le Autorità di settore europee e nazionali, ma anche i consumatori/risparmiatori. Tutti quindi possono fare la differenza in termini di comportamenti sostenibili, i consumatori in particolare, in quanto attraverso le loro scelte e i loro comportamenti influiscono considerevolmente nell’offerta di prodotti e servizi. Per essere consumatori consapevoli e in grado di indirizzare l’offerta delle imprese in prodotti e servizi sostenibili, bisogna prima di tutto essere informati. Le imprese quotate, o con un numero maggiore di 550 dipendenti, danno la possibilità al consumatore di essere al corrente delle proprie attività di business attraverso la Dichiarazione non Finanziaria (DNF), un documento che riporta tutte le attività, i prodotti e i servizi legati alla sostenibilità. Il documento è pubblico e di facile fruizione, in quanto disponibile direttamente nel sito istituzionale dell’azienda.

 

 

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