Innovazione digitale: l’orizzonte 2021 per le imprese

10.02.2021 • Beatrice Maurizi

Gli investimenti in innovazione digitale: questa una delle principali voci che l’agenda 2020 ha lasciato in eredità al 2021. Anche chi fino ad ora era rimasto volontariamente nelle retrovie limitando il proprio impegno nel digitale, l’anno scorso si è scontrato con la necessità di modificare le interazioni sia con i propri clienti che con i propri dipendenti. La corsa all’innovazione digitale, infatti, non si è limitata allo smart working, ma per molte imprese ha significato rivoluzionare le proprie strategie di contatto e di vendita. Queste e altre esperienze sono state tra i fattori che hanno influito sulla pianificazione del budget ICT per il 2021, tema da cui è partito il convegno organizzato dalla Digital Transformation Academy del Politecnico di Milano “L’Innovazione digitale non va in lockdown: alle imprese cogliere l’effetto startup”.

 

Gli investimenti in innovazione digitale

I dati del Politecnico di Milano hanno preso in analisi in che modo le imprese hanno deciso di ripartire i propri investimenti in ICT per il 2021.

Le grandi imprese già da tempo hanno riconosciuto nell’innovazione digitale un ruolo chiave, i loro investimenti negli ultimi 3 anni avevano visto importanti crescite, l’incertezza del 2020 ha rallentato tale slancio, pertanto i budget ICT 2021 cresceranno solo dello 0,81%, un tasso inferiore rispetto al passato. Le risorse saranno concentrate per:

  • il 45% in Information Technology
  • il 43% in Big Data
  • il 33% nell’ambito e-commerce
  • il 30% in sistemi per lo smart working

Le piccole e medie imprese hanno invece per la gran parte scontato la scarsità di risorse destinate in passato all’innovazione digitale, lo sforzo nel 2021 sarà dunque colmare il ritardo accumulato convogliando gli investimenti per:

  • il 33% in sistemi di smart working
  • il 32% in Information security
  • il 31% in Cloud
  • il 31% in Logistics & Delivery Solution

 

 

Non solo innovazione digitale, ma anche culturale

L’emergenza ha portato alla luce criticità già da tempo presenti nel nostro Paese, agli ultimi posti per la digitalizzazione in Europa e con una percentuale di specialisti in ICT molto al di sotto della media europea. Per cambiare passo però è necessario andare più in profondità attuando una trasformazione e un’innovazione non solo digitale, ma anche culturale. Molte imprese durante l’emergenza si sono scontrate con i propri limiti e ciò le ha spinte ad aprirsi a collaborazioni con altri attori, nell’ottica di un modello di open innovation, tra i principali interlocutori vi sono state le startup. Grazie a queste partnership diverse realtà hanno dimostrato di poter adottare nuove modalità operative e affrontare il cambiamento con maggiore agilità.

 

 

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